Di Simone Ametrano e Alessio Dragoni
Negli ultimi mesi si è assistito a un forte rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali a causa di una galoppante inflazione dovuta a diversi fattori. In questo articolo ci siamo quindi chiesti quale impatto questa politica monetaria abbia avuto sulle società italiane e, in particolare, sulle banche italiane. Infatti, negli scorsi mesi, si è potuto apprezzare un certo fermento sul mercato bancario mondiale: da una parte si sono registrati casi di fallimenti (Silicon Valley Bank) e salvataggi quasi obbligati (Credit Suisse e First Republic Bank), dall’altra casi di parziale insolvenza (Deutsche Bank). Tuttavia, ci sono anche casi di banche che hanno reagito molto bene, registrando nell’ultimo periodo utili da record con conseguente galoppata in borsa. A cosa sono dovute queste differenze? E soprattutto, come stanno reagendo le banche italiane?
Intesa Sanpaolo e Unicredit: profitti inaspettati o opportunità sfruttate?
Le due principali istituzioni finanziarie italiane, Intesa Sanpaolo e UniCredit, hanno dimostrato una notevole resilienza e successo nel corso dell’ultimo anno. Nonostante le sfide derivanti dalla guerra in Ucraina e l’inizio dei rialzi dei tassi di interesse nel secondo semestre, entrambe le banche sono riuscite a registrare profitti in forte crescita. Intesa Sanpaolo ha concluso il 2022 con un utile di 4,3 miliardi di euro, segnando un traguardo storico per l’azienda. Carlo Messina, CEO di Intesa, ha sottolineato che il quarto trimestre è stato il migliore di sempre per ricavi, con un aumento del 13% rispetto all’anno precedente.
UniCredit non è stata da meno: l’altro colosso bancario nazionale ha infatti riportato un utile di 5,2 miliardi di euro, il miglior risultato degli ultimi 10 anni. Il primo trimestre del 2023 ha confermato questa tendenza positiva, con la banca che ha continuato a sorprendere superando le aspettative degli analisti, con un risultato straordinario di 2,1 miliardi di euro. Il CEO Andrea Orcel ha sottolineato l’approccio proattivo della banca nel prepararsi a uno scenario macroeconomico difficile, rafforzando le difese e adottando misure preventive per garantire una performance sempre al top. E i successi non passano inosservati neanche sul mercato azionario, dove entrambi i titoli hanno registrato un notevole aumento nel corso dell’ultimo anno. Intesa Sanpaolo ha segnato un incremento del 21,31%, mentre UniCredit ha sperimentato un’impennata del 90,89%, raggiungendo il valore massimo degli ultimi anni dopo un periodo di crisi interna. La straordinaria performance di queste banche italiane è un segno di resilienza e fiducia nel settore bancario nazionale, che continua a mostrare una solidità impressionante nonostante le turbolenze globali. Tale situazione è generalmente estendibile all’intero settore bancario italiano, e diventa a questo punto fondamentale chiedersi quali siano i motivi: si tratta di profitti davvero inaspettati?
Certamente no, e la spiegazione parte proprio dalla politica monetaria dell’ultimo anno a cui abbiamo accennato ad inizio articolo.
Un rialzo dei tassi di interesse, infatti, comporta diversi effetti per le banche. Inizialmente, un aumento dei tassi provoca una diminuzione del valore delle obbligazioni detenute dalle banche.
Questo accade perché quando essi salgono, i titoli obbligazionari già emessi con tassi inferiori diventano meno attraenti per gli investitori, riducendo di conseguenza il loro valore di mercato. Le banche che detengono un portafoglio di obbligazioni subiscono quindi una perdita sul valore complessivo delle loro attività, ed è stata proprio la causa principale del fallimento di SVB, e della generale crisi che ha colpito gli istituti di credito più specializzati in attività speculative e di investimento.
Tuttavia, un rialzo dei tassi di interesse può anche aumentare il cosiddetto margine di interesse. Questo indicatore rappresenta la differenza tra i tassi di interesse che le banche pagano sui depositi e quelli che guadagnano sui prestiti e altri investimenti. Quando i tassi di interesse salgono, le banche possono aumentare i tassi di interesse sui prestiti che offrono ai propri clienti e alle imprese. Questo permette loro di incrementare il margine di interesse, il quale rappresenta un’importante fonte di profitto per quelle banche con un business maggiormente incentrato sulla più tradizionale attività di credito.
Inoltre, in Italia non sono contestualmente aumentati i tassi riconosciuti alle somme depositate sui conti correnti, agevolando ancor di più la possibilità di realizzare tali extraprofitti (e si è anche discusso molto sulla possibilità di una tassazione degli stessi, sulla stessa strada già percorsa con le aziende energetiche nel periodo in cui i costi dell’energia erano saliti alle stelle).
Sotto la lente: confronto internazionale delle strategie bancarie tra Italia e Stati Uniti
Dopo aver analizzati i dati sulle banche italiane, è opportuno fare un confronto internazionale in termini più generali. Storicamente, il sistema bancario statunitense ha sempre presentato differenze rispetto a quello europeo. Negli Stati Uniti, il sistema è caratterizzato dalla presenza di grandi banche d’investimento, come Goldman Sachs e Morgan Stanley, che si concentrano principalmente sulle attività di intermediazione finanziaria, inclusa la negoziazione di titoli, l’emissione di azioni e obbligazioni, e le consulenze in materia di fusioni e acquisizioni. Queste banche possono essere più esposte ai rischi associati alle fluttuazioni dei mercati finanziari. Inoltre, gli Stati Uniti hanno recepito con lentezza le
direttive degli accordi internazionali di Basilea, volti a rafforzare la stabilità del sistema bancario, esigenza diventata centrale dopo la crisi del 2008.
D’altra parte, in Europa il sistema bancario è caratterizzato da una maggiore presenza di banche commerciali, che si occupano principalmente dell’intermediazione finanziaria tradizionale, come l’erogazione di prestiti e l’accettazione di depositi dai clienti. Questi istituti sono generalmente meno esposti ai rischi dei mercati finanziari e sono maggiormente resilienti in termini di requisiti di capitale e di liquidità, ed anche le banche italiane non si discostano da questa tendenza. Nel corso dell’ultimo decennio, le nostre banche hanno compiuto sforzi significativi per potenziare il loro capitale, migliorare gli indicatori di liquidità e ripulire i bilanci. Ad esempio, la percentuale di crediti deteriorati è scesa al
di sotto del 2,5% rispetto all’attivo totale. Questi miglioramenti pongono le banche italiane in una posizione favorevole per beneficiare dell’aumento dei tassi di interesse.
Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica: infatti sorgono numerose preoccupazioni riguardanti la sostenibilità dei recenti aumenti dei tassi. Fino ad ora, come menzionato in precedenza, le banche europee non hanno risentito di conseguenze negative, anzi hanno dimostrato una certa resilienza. Tuttavia, è evidente che in un contesto di tassi notevolmente più elevati, i depositanti potrebbero optare per spostare la loro liquidità da conti correnti a strumenti finanziari che offrano rendimenti più alti per i loro risparmi.
In conclusione, le principali banche italiane, come Intesa Sanpaolo e UniCredit, grazie ad un approccio solido e orientato verso l’attività bancaria tradizionale, hanno registrato profitti in crescita e superato le aspettative degli analisti. Tuttavia, sorgono preoccupazioni sulla sostenibilità dei recenti aumenti dei tassi e sul potenziale spostamento dei depositi verso strumenti finanziari con rendimenti più alti.
Nonostante ciò, il settore bancario italiano ha compiuto sforzi significativi per rafforzare la sua solidità, mettendo le banche italiane in una posizione favorevole per affrontare le sfide future.
