A suscitare un interesse mediatico senza precedenti riguardo a una crisi nel mondo orientale è stato il crollo di Evergrande, il colosso immobiliare cinese che nell’agosto 2023 ha dichiarato bancarotta a causa degli enormi debiti e ritardi nei pagamenti che la contraddistinguono ormai da anni.
Da molti decenni in Cina è in corso un tentativo di urbanizzazione, innescato inizialmente da un esponenziale aumento demografico, con conseguente incremento della domanda di abitazioni, a cui Evergrande ha sempre fatto fronte con la costruzione di intere città per soddisfare la popolazione e sviluppare il settore immobiliare cinese. Questo circolo virtuoso, innescatosi molto tempo fa, ha portato ad una vertiginosa crescita del PIL cinese e ad una massiccia industrializzazione dello Stato e ha permesso a milioni di abitanti di spostarsi dalle campagne (poverissime e prive di opportunità) alle città.
Il processo è continuato sino al 2021, quando la saturazione dello sviluppo cinese, sempre tenuta “nascosta” dalle autorità, ha ingenerato un circolo vizioso, in particolare nel settore immobiliare, che era stato probabilmente il principale motore della crescita della Cina. Evergrande, per ripagare l’enorme debito, continuava a creare intere città dal nulla, ma la domanda iniziava a calare, e la forbice del debito si apriva sempre di più, fino a diventare insostenibile e a costringere l’azienda a dichiarare default nell’agosto 2023.
La risposta del governo cinese è stata molto rigida: non c’è l’intenzione, almeno per ora, di aiutare Evergrande, ammenoché questo crollo non ingeneri una reazione a catena letale per migliaia di piccole attività locali, il che non sembra troppo distante dalla realtà, data anche la crisi dell’altro colosso immobiliare: Country Garden.
Per altro, un crollo generalizzato del settore immobiliare del Dragone avrebbe pesanti ripercussioni anche sul mondo occidentale, ed è proprio da qui che è iniziato il nostro dibattito. Ci siamo chiesti come mai la Cina, che da sempre tende a tenere nascosti i propri dati e a dipingersi come il Paese in cui tutto funziona, questa volta non sia riuscita a celare un disastro come quello descritto, che ha attirato un’attenzione mediatica senza precedenti. Questo ci ha fatto riflettere sulla possibilità di esistenza di “altri Evergrande”, cioè altre realtà del mondo cinese che prosperavano durante la crescita del Paese, ma che sono entrate in crisi da quando si è esaurito quel circolo virtuoso. Un esempio di questo è proprio Country Garden, la cui situazione di difficoltà è diventata chiara, soprattutto ora che la Cina ha gli occhi del mondo puntati addosso.
Un altro tema che è emerso nel nostro dibattito è legato alla tendenza delle persone a migrare verso le città; essendo questa anche diffusa nel mondo occidentale, ci siamo chiesti se avrà mai un limite. L’analisi si è incentrata sulla netta distinzione delle due realtà: l’Europa, e in particolare l’Italia, ha vissuto il suo periodo di sviluppo molte decine di anni fa e questo non ha portato alla creazione di metropoli del calibro di Shanghai o Pechino, ma bensì ha permesso a migliaia di persone di migliorare la propria condizione trovando lavoro nelle città, ma al tempo stesso valorizzando e sviluppando anche i piccoli centri. In Cina la situazione è estrema: il discrimine è tra le poverissime e arretrate campagne e le enormi metropoli, e questo si è ancora più accentuato col tempo. Probabilmente è stato commesso l’errore di credere troppo nel progresso e nello sviluppo, quasi riprendendo il Positivismo europeo ottocentesco: le persone migravano verso le città quasi solo per poter ottenere una casa di proprietà, che avrebbe acquisito grande valore nel tempo data la crescita del settore, che nessuno ipotizzava si sarebbe, prima o poi, fermata.
L’ultimo elemento di discussione è stato la politica del figlio unico che sicuramente ha inciso nella diminuzione della domanda di case. Le famiglie che ormai avevano un’abitazione di proprietà non avevano interesse nel comprarne altre, e inoltre lo sviluppo di un Paese porta naturalmente una diminuzione delle nascite, che ha avuto come conseguenza la stagnazione del settore. Perlopiù, anche a livello demografico la Cina non sta vivendo un periodo positivo, la disoccupazione giovanile è ai massimi storici (ecco perché i giovani non comprano casa) e la crescita della popolazione è sempre più lenta.
