ESG: Sfide e Opportunità per le Aziende

Di Matteo Macina e Jacopo Vitolla

Il termine “sostenibilità” è sempre più presente nel lessico aziendale, ma non è sempre chiaro quale impegno comporta la sua applicazione concreta. Per le aziende significa affrontare numerose sfide legate al proprio impatto ambientale oltre che sociale e di governance. Ma quanto sono pronte le aziende a rendere conto della loro performance ESG in modo trasparente e affidabile? Questa è la domanda che si pone un attento studio di KPMG, che ha esaminato il grado di maturità delle aziende in materia di assicurazione dei dati ESG. Ma di cosa si tratta? L’assicurazione ESG consiste nel verificare e validare la qualità e la credibilità dei dati ESG, che sono sempre più richiesti da chi regola, finanzia e interagisce con le aziende.

Secondo il report solo un quarto delle aziende si sente pronto a prendersi la responsabilità indipendente sulla propria performance ESG, mentre il resto presenta diverse lacune e barriere. I motivi di questa apparente resistenza sono molteplici. Una delle principali difficoltà, segnalata da più della metà delle aziende meno pronte, è quella di conciliare gli obiettivi di assicurazione ESG con le aspettative di profitto degli azionistidimostrando, di fatto, che molte aziende faticano a integrare la sostenibilità con la creazione di valore economico nel lungo periodo.

Lo studio evidenzia anche alcuni fattori chiave che caratterizzano le aziende più pronte per l’assicurazione ESG. Queste aziende tendono ad avere Consigli di amministrazione più coinvolti e informati sulle questioni ESG, a organizzare regolari sessioni di formazione sull’ESG per i propri dipendenti e a implementare controlli robusti per la gestione dei dati ESG, tutti elementi che mostrano l’importanza della leadership e della formazione continua sui temi più innovativi per affrontare questa nuova sfida.

Inoltre, molte aziende stanno iniziando a riconoscere i vantaggi della compliance ESG oltre i semplici obblighi legali (“beyond compliance”). Circa la metà degli intervistati da KPMG sostiene che questo processo può portare a una maggiore quota di mercato, stimolare l’innovazione, rafforzare la reputazione e ridurre i costi.

La situazione in Italia

Per una volta le aziende italiane sembrano dare priorità al tema, come dimostra l’evoluzione della governance nel tempo. Ad oggi, praticamente tutte le società del FTSE-MIB hanno istituito un comitato di sostenibilità all’interno del consiglio d’amministrazione, a fronte di una quota marginale dieci anni fa. È evidente la maggiore consapevolezza e responsabilità verso le sfide sociali e ambientali che il mondo affronta.

Tra i paesi europei, l’Italia si distingue per il suo ruolo di pioniere nella creazione di comitati dedicati alla sostenibilità, insieme alla Francia. Questo significa che le aziende italiane vogliono gestire le questioni ESG coinvolgendo direttamente i vertici aziendali.

Il margine di crescita è però ancora molto ampio ed è necessario intervenire per rafforzare le competenze in materia di sostenibilità tra i membri dei consigli d’amministrazione. Infatti, solo uno su sei ha una formazione specifica in questo ambito, secondo l’analisi dei curriculum vitae. Questo sarà un punto fondamentale per il futuro, visto che nuovi modelli di business necessari a limitare l’impatto ambientale richiedono una profonda trasformazione per le imprese di tutto il mondo. Figure come il sustainability manager, ancora sconosciute per la maggior parte delle imprese, giocheranno un ruolo fondamentale per fare da ponte tra la governance e il management, assicurando una coerenza tra le competenze e le esigenze della sostenibilità, e promuovendo iniziative che possano incentivare ulteriormente comportamenti virtuosi. A tal proposito, già oggi è sempre più crescente l’adozione di politiche di remunerazione legate ai criteri ESG con l’87,5% delle società quotate in Italia ha definito una politica in tal senso.

Per concludere, un’immagine dell’attuale situazione italiana viene offerta dagli indici ESG della LSEG, che valutano in modo trasparente e oggettivo la performance ESG di un’impresa, tenendo conto anche dell’impegno e dell’efficacia su 10 temi chiave (emissioni, innovazione ambientale, diritti umani, azionisti, ecc.) basati su dati pubblici. A guidare la formazione dei punteggi vengono considerati 3 aspetti fondamentali: 0il rispetto dell’ambiente, il benessere sociale e la qualità della governance. Il punteggio finale è dato dalla somma pesata di ogni categoria per l’Ambiente e il Benessere Sociale mentre per la Governance ogni categoria ha peso uguale. Il risultato finale è il punteggio ESG.

Tra le migliori in Italia, troviamo Hera, Eni, Snam, seguite da Enel, Saipem e Poste Italiane. Generali, Unicredit, Iren ed Erg completano la top ten. Tra le società non quotate, spiccano Astm, Bnl e Crédit Agricole Italia.


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