Attal: Opportunismo Politico o Opportunità?

Di Giuseppe Davide Salamone e Luca D’Addario

In un contesto di forte instabilità politica internazionale la designazione del nuovo primo ministro francese Gabriel Attal a seguito delle dimissioni di Elisabeth Borneappare come una mossa strategica e un messaggio che la Francia di Macron prova a dare al mondo. La ministra uscente ha fatto intendere di essere stata spinta a lasciare il suo incarico a causa dell’impopolarità del suo governo (aveva già ricevuto una mozione di sfiducia nel 2022) e il rimpiazzo di un Primo Ministro impopolare in un contesto storico difficile in cui il Presidente sperimenta un calo nei consensi appare ad ogni modo una scelta politica oculata.Prima di approfondire sui motivi è opportuno effettuare un breve richiamo alle funzioni che il Primo Ministro francese svolge e le principali differenze con il Presidente della Repubblica. 

La Francia è una Repubblica semipresidenziale in cui il capo di stato (Presidente) e il capo del governo (Primo Ministro) hanno compiti e responsabilità differenti. Mentre il Presidente della Repubblica viene eletto direttamente dai cittadini il primo ministro il cui ruolo e i suoi poteri sono fissati nella Costituzione francese viene scelto tra i membri del parlamento o tra personalità politiche di rilievo. Egli dirige l’azione del Governo ed è il responsabile della Difesa nazionale, mentre il Presidente della Repubblica è separato dalle attività di governo quotidiane. Sarà compito di Attal rappresentare insieme a Macron la Francia nelle questioni internazionali e nei negoziati, nonostante il potere decisionale spetti al Presidente della Repubblica. È proprio il ruolo che Attal può contribuire a giocare in piano internazionale e il fatto che i suoi poteri in questo campo non siano tanto ampi quanto quelli del Presidente, che porterebbe dei dubbi riguardo una scelta che potrebbe quasi apparire come opportunistica. Attal è, infatti, di origine ebrea tunisina, mentre la madre era discendente di cristiani ortodossi provenienti da Odessa. Nell’incertezza della scena geopolitica, la Francia parrebbe affermare il sostegno che incondizionatamente fornirà nella questione israelo-palestinese che potrebbe adesso allargarsi estendendosi ad altri paesi nel Medio Oriente e alla guerra in Ucraina.

La scelta di Macron sulla figura di Gabriel Attal sembra strategicamente perfetta sia in vista delle elezioni europee di giugno, sia in termini di politica interna ed estera. Infatti, il nuovo Primo ministro francese mantiene il primato di essere non solo il più giovane della quinta repubblica, ma anche il primo presidente della storia francese apertamente omosessuale. Tale decisione sicuramente ha saputo far discutere molto a livello internazionale; infatti, molti hanno osato definirla una scelta strategica ai fini delle europee di giugno, momento importante attraverso cui passa molta del futuro politico del Presidente Macron che, in qualità di leader del suo partito centrista Renew Europe, potrà svolgere un ruolo decisamente rilevante per provare a frenare l’avanzata della corrente di destra nel parlamento Europeo. Tuttavia, dietro la scelta di Macron di attribuire l’incarico ad Attal, oltre alle chiare necessità politiche di provare a risollevare i consensi decrescenti all’interno del Paese, è presente un’analisi oculata nei confronti di una figura capace e potenzialmente sorprendente che strizza anche l’occhio alla sinistra sovranista: nell’opinione pubblica francese, Attal viene chiaramente identificato come il probabile successore politico di Emmanuel Macron, che dal 2027 non sarà più rileggibile.

L’inizio dell’incarico per Attal non è stato tra i più semplici: da una parte il conflitto in Terra Santa e dall’altra le consistenti proteste degli agricoltori che con i loro trattori hanno bloccato il traffico autostradale francese per ottenere una risposta immediata dal governo. Nonostante la giovane età e senza aver raggiunto ancora il primo mese di incarico, il nuovo primo Ministro francese è stato già in grado di mostrare al popolo francese, e non solo, che il motivo per il quale Macron lo ha scelto non è stato prettamente di strategia politica in vista delle elezioni, ma perché nel trentaquattrenne di Clamart Macron ha visto il suo più forte e convincente successore.

E qui, senza dubbio, le ottime capacità di leader e di uomo del popolo da parte di Attal sono subito venute fuori in ben due occasioni. Per prima, la decisione di recarsi in prima persona al blocco stradale della A64 a Carbonne, vicino Tolosa, in un clima caldo e teso tra balle di fieno e barricate, per andare a trattare direttamente con agricoltori e sindacati, per porre fine alla loro protesta e dar voce alle loro esigenze. Un gesto non banale basato su un dialogo dai toni concilianti e da un messaggio forte, soprattutto in termini sociali, agli agricoltori, al popolo francese e all’UE. 

Infatti, proprio lo scorso 30 gennaio, nella sua prima dichiarazione di politica generale dal podio dell’Assemblea nazionale Gabriel Attal sfrutta in maniera eccellente la seconda occasione per far parlare di sé nel panorama internazionale e di delineare chiaramente la strada che il proprio governo intende intraprendere, con un discorso diretto che rimarrà alla storia francese per la profondità e la convinzione delle sue parole. Il suo programma, basato su i principi di riforme, Europa e “dialogo”, viene diviso su quattro importanti temi che oggi toccano la realtà francese: autorità e sovranità; lavoro e servizi pubblici, istruzione e sanità; ed infine agricoltura ed ecologia. Ciò che colpisce è la visione di lungo termine che Attal intende dare al suo mandato, con parole precise e studiate senza lasciare nulla al caso. “La Francia non è mai stata, non è e non sarà mai una nazione che soffre” questa una delle frasi che ha strappato le prime pagine dei quotidiani francesi, con il Primo ministro che intende richiamare con forza il concetto che “Francia fa rima con potere”, sottolineando come per lui essa debba essere un punto di riferimento, oltre che un ideale, per tutti i francesi nel mondo, e con particolare riferimento alla classe media (suoi destinatari preferiti per il suo primo discorso pubblico). Molti esperti tendono a definirlo come un discorso sorprendente e forse inaspettato da un leader così giovane, ma con alle spalle già un’ottima carriera politica anche come ministro dell’Educazione nazionale. Non tardano ad arrivare le risposte agli agricoltori, i primi coinvolti, con Attal che parla di “riarmo agricolo” con un pacchetto di dieci misure che verranno applicate con effetto immediato, contenenti aiuti urgenti che arriveranno entro il 15 marzo, stop agli aumenti del gasolio e un forte segnale di sburocratizzazione dei sistemi. Chiarissima, invece, la linea sul fronte energia, con la forte intenzione di continuare a puntar forte sul nucleare, e sul fronte lavoro, sottolineando come l’obiettivo sarà di ridurre la fascia di popolazione con uno stipendio molto vicino alla soglia del salario minimo (11,27 euro lordi l’ora) e di diminuire sostanzialmente la percentuale di disoccupati. Inoltre, le riforme arriveranno anche sui temi di sanità, scuola e casa, con particolare attenzione al potenziamento del sistema sanitario, evidenziando l’intenzione di voler attrarre sempre più medici in Francia e annunciando che entro marzo presenterà la riforma per costruire “le scuole normali del 21° secolo”. L’attacco di Attal alla rivale Le Pen ricadrà sul caldo tema Europa, portando alla luce i dati disastrosi della Brexit ai rivali sostenitori della Frexit, e ribadendo come la forza della Francia sia l’Europa. 

In conclusione, dopo aver ribadito l’impegno al contrasto dell’immigrazione clandestina (accogliere meno per accogliere meglio), Attal termina il suo primo discorso affermando che “Essere francesi oggi significa poter essere primo ministro ammettendo la propria omosessualità (…) Quindi ho solo una cosa da dire ai nostri concittadini qualunque sia il loro colore della pelle, la loro origine, il loro indirizzo, le loro convinzioni. La Francia è il tuo paese e in Francia tutto è possibile”. Parole forti, chiare e con profondo sentimento di identità. La Francia ha il suo nuovo primo ministro, un personaggio sorprendente che, senza dubbio, aprirà a nuovi scenari internazionali sicuramente molto interessanti.


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