Di Riccardo Curti
Allo scoppio del conflitto Russo-Ucraino, la risposta dell’Unione Europea è stata chiara: sostegno all’Ucraina e sanzioni alla Russia. A seguito dell’adozione delle sanzioni, tuttavia, è emersa una grande debolezza dell’Unione Europea: l’aver fatto affidamento, tanto da divenire quasi dipendenti, a partner commerciali non allineati da un punto di vista politico e strategico.
A partire da quel momento, l’Unione Europa ha aperto gli occhi e si è resa conto dell’importanza che nello scenario attuale ha l’avere alleati economici che possano garantire continuità nelle forniture e che siano, almeno in parte, allineati politicamente con le strategie di pace e di collaborazione tra paesi che l’Europa persegue fin dalla sua fondazione.
Tuttavia, un nuovo tema solleva interrogativi e potrebbe avere conseguenze di dimensioni devastanti se non affrontato adeguatamente: l’invasione di Taiwan da parte della Cina. Questi due paesi asiatici sono entrambi fondamentali per l’Unione Europea da un punto di vista economico.
Confronto tra partner economici e partner geopolitici dell’Unione Europea
I principali partner geopolitici dell’Unione Europea sono i paesi membri della NATO e, in particolare, gli Stati Uniti. Basti considerare che dei 30 membri dell’alleanza atlantica, 21 sono anche membri dell’Unione Europea.
Tuttavia, solo il 58% delle esportazioni e il 51% delle importazioni dell’UE avvengono all’interno della NATO. Ciò mostra un ulteriore dato da sottolineare, che la quasi metà delle forniture provengono da paesi neutrali o contrapposti ai nostri alleati geopolitici. Al 2022, la Cina risulta il principale fornitore dell’Unione Europea con un valore dell’import di oltre 600 miliardi di euro. Al secondo posto si trovano gli Stati Uniti con un valore estremamente inferiore, 359 miliardi di euro, mentre terzo il Regno Unito con 216 miliardi di euro (fonte: Eurostat). Inoltre, l’andamento di scambi tra UE e Cina, malgrado la riduzione nel volume di investimenti diretti esteri rivolti verso il colosso asiatico, risulta in crescita. Ciò è dovuto al crescente valore al dettaglio delle merci cinesi, non limitandosi più a prodotti di manifattura semplice come abbigliamento o componentistica base, ma essendosi ormai specializzata anche nella commercializzazione di componenti ad alta tecnologia, come microchip o dispositivi.
In questa cornice trova posto anche Taiwan, la quale è leader mondiale nella produzione di microchip, settore sempre più fondamentale nell’economia moderna. L’Europa, infatti, dipende dai produttori taiwanesi di chip più di quanto facciano paesi come la Cina, che prevede di soddisfare il 70% della propria domanda interna di chip tramite produzioni interne entro il 2025, e gli Stati Uniti, ancora leader mondiale nella progettazione di microchip con una quota del 65%. Al momento, il vecchio continente detiene solamente il 9% della quota mondiale di microchip (dato del 2021), con l’obiettivo di aumentare questa percentuale al 20% entro il 2030 attraverso investimenti significativi, pari a circa 45 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.
Eventuale conflitto Taiwan-Cina
In questo scenario si colloca, come affermato in precedenza, la crisi di Taiwan. Nel caso di un’invasione cinese l’Unione Europea sarebbe sicuramente chiamata a fornire una risposta chiara e decisa.
Nell’ottica europea, ciò potrebbe portare all’applicazione di sanzioni e ad un probabile sostegno finanziario a favore dell’isola. Al momento, queste sembrano essere le opzioni più probabili rispetto a un intervento armato diretto. Le sanzioni, come avviene anche oggi per la Russia, potrebbero includere restrizioni commerciali, congelamento di asset finanziari e divieto di viaggio per funzionari cinesi. Tuttavia, ciò comporterebbe rischi, innescando possibili rappresaglie dalla Cina e tensioni interne nell’Unione Europea.
Come si evince dai dati precedentemente esposti, le relazioni commerciali con la Cina sono cruciali per l’economia europea, con qualsiasi interruzione che potrebbe causare rallentamenti della crescita e aumento della volatilità nei mercati finanziari.
Politiche perseguite dall’UE e scelte future
L’Unione Europea si trova in una posizione di dipendenza economica con paesi che non sonoallineati con i suoi valori e obiettivi geopolitici. Questa dipendenza solleva interrogativi sulle strategie che l’Unione Europea dovrebbe perseguire in futuro. Due sono le strade perseguibili ed una esclude l’altra:
1) “World Peace Through World Trade”.
2) Friendshoring.
Attualmente, per quanto riguarda la gestione dei rapporti con la Cina, sembra essere seguita una strategia intermedia, che tiene conto dell’importanza economica dei legami UE-Cina, ma anche dei rischi derivanti da una dipendenza totale da un partner commerciale non completamente allineato.
In particolare, Ursula Von der Leyen ha espresso questa posizione nel marzo 2023, affermando: “Dobbiamo dimostrare collettivamente che il nostro sistema democratico, i nostri valori, la nostra economia aperta possono offrire prosperità e sicurezza alle persone. E allo stesso tempo dobbiamo essere sempre pronti a parlare e lavorare con chi vede il mondo in modo diverso”.
