Il settore bancario è uno degli elementi cardine delle economie moderne, essenziale per sostenere lo sviluppo economico e garantire la stabilità finanziaria. Tuttavia, le banche americane e quelle europee operano in contesti economici, regolamentari e tecnologici molto diversi, che hanno plasmato la loro evoluzione e determinato una crescente divergenza in termini di redditività, resilienza e adattabilità alle sfide globali.
Negli Stati Uniti, le banche beneficiano di un mercato unico ampio e integrato, regolamentato da un sistema centralizzato e relativamente snello. La Federal Reserve, insieme ad altri enti come la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), ha adottato un approccio pragmatico, particolarmente evidente durante la crisi finanziaria del 2008, quando è intervenuta rapidamente per salvaguardare il sistema finanziario. Questa struttura ha favorito la concentrazione bancaria, permettendo a grandi istituti come JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup di consolidarsi e conquistare quote di mercato.
In Europa, il panorama è frammentato. Sebbene esista l’Unione Bancaria, il mercato bancario europeo rimane composto da sistemi nazionali con regolamentazioni talvolta divergenti. La Banca Centrale Europea (BCE) svolge un ruolo centrale nella supervisione delle banche di importanza sistemica, ma le autorità nazionali mantengono competenze significative. Questa frammentazione si traduce in una minore efficienza e in risposte meno tempestive alle crisi. Inoltre, l’assenza di un meccanismo di garanzia comune dei depositi limita ulteriormente l’efficacia dell’Unione Bancaria.
Le banche americane hanno dimostrato una maggiore capacità di generare profitti, in questo un elemento cruciale è rappresentato dai tassi di interesse. Negli Stati Uniti, la Federal Reserve ha adottato politiche di normalizzazione monetaria che hanno sostenuto i margini di interesse delle banche, aumentando la redditività sui prestiti e sugli investimenti. Le banche europee, invece, operano in un contesto di tassi negativi, introdotti dalla BCE per stimolare l’economia. Questo scenario ha compresso i margini di profitto, riducendo la redditività e aumentando la dipendenza da commissioni e altri ricavi non legati agli interessi. Inoltre, molte banche europee affrontano un carico di crediti deteriorati (NPL) più elevato rispetto alle controparti americane, un problema che ha ulteriormente eroso i bilanci negli ultimi anni.
La crisi bancaria del 2008 ha colpito entrambe le regioni, ma la ripresa è stata significativamente più rapida negli Stati Uniti. Gli istituti americani hanno approfittato di un mercato azionario forte e di una politica fiscale espansiva per ricapitalizzarsi, mentre le banche europee hanno sofferto a lungo di un ristagno economico e di regolamentazioni restrittive che hanno rallentato il loro recupero. Le grandi banche americane hanno ampliato la loro presenza globale e, negli ultimi anni, hanno conquistato quote di mercato significative anche in Europa. Secondo recenti analisi, istituti come Goldman Sachs, JPMorgan e Morgan Stanley hanno aumentato il loro peso nel settore bancario europeo, approfittando delle debolezze locali per fornire servizi di investment banking, gestione patrimoniale e altre attività specializzate.
Le banche europee, invece, hanno mantenuto un focus più regionale e tradizionale, spesso limitandosi a mercati locali. Questo approccio, unito a strutture operative meno efficienti, le ha rese meno competitive su scala globale. Inoltre, molte banche europee sono state lente nell’adottare nuove tecnologie e nel diversificare le loro fonti di reddito.
Uno degli ambiti in cui le banche americane hanno un chiaro vantaggio è la digitalizzazione. I principali istituti statunitensi hanno investito massicciamente in tecnologie innovative, come intelligenza artificiale, blockchain e piattaforme digitali per i clienti. Questo ha permesso loro di migliorare l’efficienza operativa, ridurre i costi e attrarre una clientela più giovane e tecnologicamente avanzata.
In Europa, la digitalizzazione è stata più lenta. Molti istituti, specialmente di piccole e medie dimensioni, non dispongono delle risorse necessarie per effettuare investimenti significativi in tecnologia. Anche se alcune grandi banche, come Santander e BBVA, hanno compiuto progressi notevoli, il settore nel suo complesso rimane indietro rispetto agli standard americani.
Guardando al futuro, entrambe le regioni affrontano sfide significative. Le banche americane, pur in una posizione di forza, devono affrontare una crescente concorrenza da parte di fintech e big tech, oltre a dover adattarsi a nuove regolamentazioni ambientali e sociali. Le banche europee, d’altro canto, devono accelerare il completamento dell’Unione Bancaria e adottare strategie più innovative per migliorare la loro competitività.
Per colmare il divario, è essenziale che le banche europee investano maggiormente in tecnologia, diversifichino le loro attività e adottino una governance più efficiente. Solo così potranno competere efficacemente con le loro controparti americane e affrontare le sfide di un mercato finanziario sempre più globalizzato.
Una differenza tra America e Europa la si può notare anche nell’ambito delle start up: le startup americane e quelle europee, infatti, si distinguono per strategie, finanziamenti e mercati. Negli Stati Uniti, il modello “growth first” domina: gli investitori mirano a scalare rapidamente, puntando su crescita esponenziale e acquisizione di quote di mercato. Questo approccio si avvale di un ecosistema finanziario robusto, dove il capitale di rischio è abbondante e le startup hanno più probabilità di attrarre investimenti nei primi cinque anni. Gli USA vantano circa 700 unicorni, il doppio rispetto all’Europa, riflettendo la differenza nella disponibilità di fondi e nelle dimensioni del mercato.
In Europa, il modello “revenue first” è più diffuso, con maggiore enfasi sulla redditività precoce. Le startup europee affrontano sfide legate alla frammentazione del mercato e alla complessità regolatoria, ma ciò le spinge a sviluppare solidi modelli di business. Sebbene il numero di unicorni sia inferiore, l’Europa sta costruendo un ecosistema diversificato, in cui settori come il climate-tech stanno emergendo come aree di punta.
Nonostante il rallentamento degli investimenti rispetto al 2021, l’Europa continua a mostrare resilienza, con alcuni Paesi, come l’Estonia, leader nella densità di startup di successo. Tuttavia, le imprese europee spesso si rivolgono agli USA per crescere ulteriormente, evidenziando la necessità di un mercato unico europeo più integrato.
