L’Italia di fronte alla sfida dell’indipendenza energetica

Di Tommaso Bortoletto

L’ultimo quinquennio da un punto di vista energetico è stato caratterizzato da una forte volatilità e incertezza. Il mercato italiano ha subito un incremento sul prezzo delle materie prime in seguito alla guerra in Ucraina, al rallentamento della transizione energetica in alcuni Paesi e alle tensioni geopolitiche. Uno degli effetti più immediati per famiglie e imprese è stato l’aumento significativo delle bollette energetiche, che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie e aumentato i costi per numerose industrie. ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) riporta un aumento del 70% nei prezzi dell’energia elettrica tra il 2021 e il 2023. Nonostante l’aumento iniziale, a partire dal 2024 i prezzi hanno iniziato a diminuire gradualmente, tornando ai livelli del 2021 ma mantendendo una certa volatilità. A gennaio 2025, infatti, si è registrato un picco di volatilità simile a quello osservato all’inizio del 2022. Inoltre, nel primo trimestre del 2025, ARERA ha riportato un aumento del 19% dei prezzi rispetto al trimestre precedente. Il recente aumento ha riacceso il dibattito sulla strategia energetica nazionale, considerando che l’Italia dipende ancora in larga parte dalle importazioni di gas naturale e che lo sviluppo delle fonti rinnovabili non è ancora sufficiente a soddisfare la domanda energetica.
Il 28 febbraio 2025 il governo, alla conclusione del Consiglio dei Ministri ha firmato il Decreto Bollette introducendo una serie di misure a supporto di famiglie e imprese prevedendo un contributo straordinario per mitigare l’aumento del prezzo dell’energia. Inoltre, il 28 febbraio è stata una data importante per la strategia energetica italiana poichè il governo ha approvato un disegno di legge delega volto all’inserimento del nucleare sostenibile e da fusione nel “mix energetico italiano” dopo oltre trent’anni di assenza.

Ritorno al nucleare?

Il disegno di legge e il decreto hanno come obbiettivo quello di rafforzare l’indipendenza energetica nazionale rilanciando un piano strategico a lungo termine di ritorno alla produzione di energia nucleare.
Il tema del nucleare è stato ricorrente nei vari governi, poiché l’Italia si è trovata in un contesto in cui, in seguito ai referendum del 1987 e del 2011, ha deciso progressivamente di dismettere tutte le centrali presenti sul territorio. L’attuale contesto energetico ha riacceso l’interesse per questa tecnologia, anche a livello europeo. Infatti, nonostante non sia considerata una fonte rinnovabile, l’energia nucleare è stata inclusa nella Tassonomia Verde dell’Unione Europea. Di conseguenza il nucleare viene riconosciuto come fonte sostenibile ai fini degli investimenti in transizione ecologica, a condizione che vengano rispettati elevati standard di sicurezza e gestione delle scorie.
Molti Stati europei tra cui Francia, Svezia e Finlandia hanno iniziato ad investire nei Small Modular Reactors (SMR) che sono reattori di nuova generazione considerati più flessibili e sicuri con tempi di costruzione più brevi rispetto a un’intera centrale. L’Italia, con questo disegno di legge, ha espresso il proprio interesse verso questa tecnologia, piuttosto che verso centrali nucleari tradizionali di grandi dimensioni ponendosi come obbiettivo di arrivare, nei prossimi decenni, alla costruzione di reattori di nuova generazione, più sicuri, compatti ed efficienti rispetto a quelli tradizionali.

Il governo ha dichiarato che il nucleare, essendo una fonte energetica stabile e a basse emissioni, può rappresentare un’opportunità per ridurre la dipendenza dal gas e contenere la volatilità dei prezzi dell’energia elettrica.
Il piano promosso dal governo presenta una serie di criticità. In primo luogo, i tempi di realizzazione di un impianto nucleare, anche di nuova generazione, sono molto lunghi e richiedono più di dieci anni. In secondo luogo, la progettazione, costruzione e gestione dell’impianto richiedono ingenti investimenti. In terzo luogo, l’Italia non dispone ancora di un deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Il deposito, previsto dalla legge del 2010, ha come obiettivo la conservazione di circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, provenienti da attività mediche, industriali e dal vecchio parco nucleare dismesso.

Infine, nonostante i recenti aumenti dei prezzi dell’energia, il nucleare continua a essere un argomento divisivo all’interno della popolazione italiana che rimane scettica sul fatto che i benefici possano realmente superare i rischi.

Composizione delle bollette

Il governo, con il piano di reintroduzione del nucleare, punta anche a ridurre il prezzo dell’energia finale pagato dai consumatori. Tuttavia, è necessario considerare che il prezzo della bolletta energetica è il risultato di una struttura articolata, composta da diverse voci, alcune delle quali non direttamente collegate al costo della materia prima.
Secondo ARERA, la bolletta dell’energia elettrica per la famiglia tipo si divide in quattro componenti principali. La voce più rilevante è la spesa per la materia energia, che rappresenta circa il 45% del totale, e comprende il costo dell’energia acquistata sul mercato e i servizi di vendita. Seguono poi la spesa per il trasporto e la gestione del contatore, che incide per circa il 20%, e gli oneri generali di sistema, che costituiscono il 22% e servono a finanziare attività di interesse pubblico come gli incentivi alle fonti rinnovabili, la messa in sicurezza del nucleare dismesso o i bonus sociali. Infine, le imposte, ovvero IVA e accise, contribuiscono per il restante 13% alla spesa complessiva.

In fasi di forte instabilità, come avvenuto tra il 2022 e il 2023, il governo è intervenuto temporaneamente per ridurre o azzerare alcune di queste voci, agendo in particolare sugli oneri generali di sistema, con l’obiettivo di contenere l’impatto sui consumatori. Tuttavia, con il progressivo rientro dell’emergenza, questi costi sono stati reintrodotti in bolletta, contribuendo all’aumento registrato all’inizio del 2025.

In conclusione, il prezzo finale dell’energia pagato dagli utenti non riflette soltanto l’andamento del mercato, ma anche una serie di decisioni politiche e regolatorie che influiscono in modo significativo sulla spesa complessiva.

Conclusioni

Il sistema energetico italiano si trova in una fase di transizione complessa, resa ancora più delicata da un contesto internazionale instabile. Le crescenti incertezze geopolitiche, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, hanno evidenziato la vulnerabilità dei Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni di materie prime energetiche. In questo scenario, il ritorno al nucleare può rappresentare una delle opzioni strategiche per rafforzare la sicurezza energetica, ma comporta sfide in termini di tempi, costi e accettazione pubblica. Allo stesso tempo, la struttura stessa della bolletta mostra come i costi per i cittadini siano influenzati non solo dal mercato, ma anche da scelte politiche e regolatorie. La sfida per il Paese, quindi, sarà costruire un sistema energetico capace di garantire stabilità nei prezzi e sicurezza negli approvvigionamenti, in modo da essere meno soggetto da shock esterni.


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