L’Euro Digitale: Addio al contante?

Di Gabriele Mammarella e Margherita Ventriglia

L’euro digitale rappresenta un nuovo passo nell’evoluzione della moneta unica: un portafoglio virtuale in cui custodire euro elettronici, garantiti dalla Banca Centrale Europea e spendibili in tutta Europa, online e offline, come moneta legale. Non si tratta di una criptovaluta o di una “stablecoin” privata, ma di una forma pubblica di moneta garantita dalla BCE, stabile nel valore e privata come il contante; concepita per affiancarlo, non per sostituirlo.

Secondo la presidente Christine Lagarde, l’euro digitale potrebbe essere pronto già nel 2027, anticipando la precedente stima del 2029. Questa accelerazione risponde alla necessità di ridurre la dipendenza dell’Europa da circuiti di pagamento esteri come Visa e Mastercard o da criptovalute legate al dollaro, così da proteggere il ruolo dell’euro nei pagamenti e la sovranità monetaria dell’Unione.

Ma come funzionerebbe in pratica l’euro digitale? Ogni cittadino potrà disporre di un portafoglio digitale in euro, gestito dagli intermediari finanziari esistenti e ricaricarlo convertendo fondi dal proprio conto corrente bancario o versando contanti. 

Il portafoglio digitale potrà essere utilizzato per pagamenti istantanei, anche tra privati, sia online che offline. La modalità offline (una delle innovazioni più attese) permetterà transazioni senza connessione a Internet, garantendo livelli di privacy paragonabili a quelli del contante. Solo le parti coinvolte conosceranno i dettagli del pagamento, mentre nessun altro (neppure la banca centrale) potrà tracciare l’acquisto. Le transazioni online, invece, saranno soggette alle normative UE in materia di protezione dei dati personali e antiriciclaggio.

L’euro digitale non genererà interessi e non potrà essere utilizzato come strumento di investimento, ma solo come mezzo di pagamento. I pagamenti saranno gratuiti per i cittadini, mentre le imprese potranno applicare commissioni solo in casi specifici e proporzionati. Dal punto di vista legale,  l’euro digitale avrà corso legale obbligatorio in tutta l’area euro. Ciò significa che chi accetta pagamenti digitali dovrà accettare anche euro digitali, salvo alcune eccezioni (ad esempio, piccole imprese o persone fisiche per attività occasionali). Inoltre, per evitare squilibri nel sistema bancario, la BCE stabilirà un limite massimo di euro digitali detenibili da ogni cittadino.

Il nuovo mezzo di pagamento elettrico rappresenta il risultato di un percorso di studio, consultazione e sperimentazione avviato dall’Eurosistema per adattare la moneta unica all’evoluzione tecnologica.

I primi passi risalgono al 2020, quando la BCE pubblica il primo Rapporto sull’euro digitale e lancia una consultazione pubblica che raccoglie oltre 8.200 contributi da cittadini, imprese e accademici, un record nella storia delle consultazioni BCE. Nel luglio 2021 il Consiglio Direttivo approva formalmente l’avvio della fase istruttoria (“investigativa”), durante la quale la BCE avvia test tecnici preliminari per valutare la fattibilità. Diverse società private (tra cui Amazon, Nexi e CaixaBank) partecipano allo sviluppo di prototipi di soluzioni pratiche per l’utilizzo dell’euro digitale.

Il 28 Giugno 2023, la Commissione Europea presenta un pacchetto legislativo sulla moneta unica, composto da due proposte complementari: la prima volta a garantire l’uso continuativo del contante, la seconda per istituire il quadro giuridico dell’euro digitale come nuova forma di moneta. Quest’ultima proposta (COM(2023) 369 final) definisce i principi fondamentali dell’euro digitale  (strumento pubblico, gratuito per i pagamenti di base, accettato ovunque nell’Eurozona, disponibile anche offline e rispettoso della privacy) chiarendo che esso affiancherà il contante, senza sostituirlo. 

Ad Ottobre 2023 la BCE conclude la fase investigativa e avvia la fase di preparazione, concentrandosi sullo sviluppo tecnico dell’infrastruttura informatica. Il coinvolgimento del mercato e dei portatori di interesse è, infatti, indispensabile per procedere verso la concretizzazione del piano, che dovrà presentare una proposta tale da riuscire ad ottenere il supporto delle istituzioni europee durante l’iter legis del provvedimento. Nel 2024 la BCE seleziona i fornitori tecnologici incaricati di sviluppare la piattaforma dell’euro digitale, siglando accordi quadro con partner esterni per la realizzazione delle componenti chiave e introducendo clausole di flessibilità per adeguarsi a eventuali modifiche normative. Tali accordi non comportano spese immediate, ma stimano costi di sviluppo pari a circa 1,3 miliardi di euro e costi operativi annui intorno ai 320 milioni, coperti attraverso il signoraggio, come per la produzione di banconote.

Se il quadro normativo sarà approvato entro il 2026, un programma pilota con utenti reali potrebbe iniziare a metà 2027, con una graduale estensione delle operazioni. L’emissione ufficiale dell’euro digitale (e quindi la sua disponibilità per tutti i cittadini europei) è prevista intorno al 2029, quando l’intero Eurosistema sarà pienamente operativo.

Ad oggi, dunque, l’euro digitale non è ancora una realtà concreta, ma un progetto avanzato, sostenuto da solide basi tecniche e istituzionali. Nei prossimi anni, il suo destino dipenderà dall’esito del dibattito politico e pubblico: le istituzioni europee sottolineano l’importanza di coinvolgere i cittadini e costruire fiducia attraverso un processo trasparente e democratico. Solo quando tutti gli elementi, tecnici, normativi e sociali, saranno allineati, potrà arrivare la decisione finale di emettere l’euro digitale.

Pro e contro

L’euro digitale punta ad essere una rivoluzione per il sistema di pagamento mondiale, oltre che europeo. Non meraviglia, quindi, che generi posizioni contrastanti o, il più delle volte, curioso scetticismo.

La questione va impostata sicuramente su un piano politico e geopolitico. Partendo da quest’ultimo, la ricerca di indipendenza nei pagamenti favorirebbe sicuramente le autorità europee, sfavorendo i circuiti di pagamento internazionali. Una figura come quella di Donald Trump e una linea politica come quella dell’America First potrebbero non gradire una mossa simile da parte dell’Unione Europea, già spesso accusata di aver approfittato del proprio rapporto con gli States. Se da un lato si rischierebbe di raffreddare ulteriormente le relazioni tra le parti, è anche vero che il lancio ufficiale è teoricamente previsto per il 2029, con la presidenza Trump in scadenza proprio il 20 gennaio di quell’anno.

D’altro canto, la grande promessa dell’euro digitale è l’unione dell’eurozona (ad oggi, 13 paesi su 20 prevedono l’utilizzo di circuiti internazionali). L’obiettivo è quindi ridurre la dipendenza da circuiti esterni e procedere verso un’Europa più compatta, capace di affrontare insieme le sfide economiche e tecnologiche future. 

Francoforte deve poi, come già evidenziato, confrontarsi costantemente con il Parlamento Europeo e con le richieste volte a garantire un equilibrio tra innovazione, sicurezza e limitazione dell’utilizzo dell’euro digitale.

I rischi legati alla privacy sono quelli che maggiormente frenano la rappresentanza politica, timorosa che i dati personali e sensibili dei cittadini europei possano essere vittime di attacchi informatici o che in generale possano essere utilizzati per fini terzi. Dalla BCE sono così giunte rassicurazioni in materia. Piero Cipollone, membro del Comitato Esecutivo della BCE, ha ulteriormente supportato la versione elettronica del contante nella sua dichiarazione introduttiva dinanzi alla Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, sottolineando come l’infrastruttura tecnica per l’elaborazione delle operazioni sarà distribuita in almeno tre regioni diverse, ciascuna dotata di più server. Ciò servirà sia a difendersi da azioni di sabotaggio – basti pensare ai cavi sottomarini nel Golfo di Finlandia e nel Mar Baltico – sia a garantire un sistema di pagamento funzionante in momenti di blackout, come già accaduto in Spagna e in Portogallo il 28 aprile scorso. Prevedere che l’euro digitale sarà utilizzabile sia online che offline permetterà di scavalcare eventuali inconvenienti simili.

In quanto alla privacy, Lagarde e Consiglio Direttivo hanno poi evidenziato i maggiori rischi a cui si va incontro usufruendo di sistemi di valute private, le cosiddette stablecoin, che minerebbero maggiormente la riservatezza dei consumatori europei.

Un’ulteriore discussione è quella legata alla fissazione di un tetto massimo di liquidità disponibile in euro digitale. In merito a ciò, il Governatore della Banca d’Italia, nonché principale responsabile della politica monetaria della Banca Centrale Europea, Fabio Panetta, ha dichiarato che l’euro digitale è uno sviluppo necessario della politica monetaria della Banca Centrale Europea, che rischia di essere fortemente vincolata alla digitalizzazione dell’economia, se non sarà pronta a rispondere con gli strumenti adeguati. Il limite massimo alle disponibilità di euro digitali per ciascun risparmiatore che verrà imposto sarà per lui sufficiente ad evitare una riduzione della liquidità complessiva detenuta dal sistema bancario. Inoltre, qualora l’euro digitale dovesse drenare tali risorse, la Banca Centrale Europea disporrà dei mezzi necessari e sufficienti per superare con successo l’ostacolo.

La sfida maggiore è sicuramente modificare le aspettative dei singoli cittadini, affinché l’euro digitale entri concretamente nella loro quotidianità. Per farlo, si pensa già ad applicazioni strutturate in modo da favorire una digitalizzazione omogenea e una chiara comprensione del funzionamento.

Confronto di opinioni

A seguito di sviluppi significativi e costanti, uniti alla volontà della BCE di concretizzare il suo ambizioso progetto, il dibattito politico sull’euro digitale sta gradualmente guadagnando notorietà e a discuterne non sono più soltanto economisti ed esperti di settore, ma anche capi di governo e figure istituzionali.

La parola chiave, nella quasi totalità dei casi, è prudenza. L’euro digitale riceve infatti commenti positivi bene o male dall’intero spettro politico europeo, il quale ritiene però necessario stabilire chiaramente le funzionalità e i limiti della valuta.

Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio italiano, in occasione della replica alla Camera dei Deputati del 19 marzo 2025 in vista del Consiglio europeo, si è espressa a favore dell’euro digitale, ritenendo possa risolvere il problema legato alle commissioni bancarie e quindi garantire un valore di equilibrio costante del denaro. Al contempo però non gradisce l’idea che il nuovo strumento possa in futuro sostituire il contante, da lei e dalla sua compagine di governo ritenuto una riserva fondamentale in tempi di instabilità economica (allude infatti al passo indietro della Svezia, costretta a richiedere ai suoi cittadini di conservare del denaro contante, andando in controtendenza rispetto all’obiettivo prefissato riguardo al suo abbandono).

Anche Pedro Sanchez, Presidente spagnolo, si è espresso favorevolmente a riguardo e crede che i passi avanti fatti finora siano significativi e destinati ad aumentare. Ciò è un’ulteriore prova a favore del trasversalismo della proposta.

Su un piano più tecnico, nella sua dichiarazione a seguito dell’Euro Summit meeting del 23 Ottobre 2025, la Segreteria Generale del Consiglio dell’Unione Europea ha espresso fiducia nell’euro digitale come strumento di supporto al sistema di pagamento europeo, adatto ad affrontare le sfide digitali in continua espansione.

Osservazioni finali

Alla luce delle dichiarazioni, dei contenuti e delle controversie, l’euro digitale si conforma giorno dopo giorno un cavallo di battaglia della Banca Centrale Europea. La volontà di dar vita ad un sistema di pagamento capace di confrontarsi con stablecoin, attacchi informatici e, soprattutto, con le aspettative degli europei, potrebbe rappresentare un’azione di concretezza da parte delle istituzioni europee e andrebbe certamente a ripensare il modo di vedere le transazioni a livello mondiale.

Il cambiamento promosso dalla Lagarde si profila così come un’azione coraggiosa e soprattutto studiata nei minimi dettagli.Saranno le decisioni dei policymakers e, ancor più, il comportamento dei cittadini a decretare se l’euro digitale si affermerà come un’innovazione riuscita o si rivelerà un profondo buco nell’acqua.

BIBLIOGRAFIA


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