Perché ora?
In un periodo in cui sentiamo continuamente come il mondo stia andando sempre più in una direzione dicotomica, in cui sembra essenziale la necessità di schierarsi da una parte o dall’altra, l’Europa ha provato ad uscire da questa direzione, ultimando l’accordo ultimo con l’India.
Le tempistiche, le modalità, non sono casuali. L’Europa non ha firmato l’accordo perfetto, ma quello possibile. Nell’ultimo periodo abbiamo assistito a come l’Europa stava assumendo sempre più un ruolo marginale, arrivando addirittura a piegarsi ai dazi di Trump che vedono l’Europa come la parte sconfitta dell’accordo. Ma anche con la guerra in Ucraina, che facente parte del continente, assume un significato importante a livello geopolitico il fatto che il vecchio continente non venga inserito come principale attore nelle trattative di pace, ma venga messo invece in secondo piano.
Perciò, se gli Stati Uniti iniziano a diventare inaffidabili sotto molti punti di vista, nonostante siano stati da sempre il principale alleato commerciale dell’Unione Europea, la Commissione ha ritenuto giusto provare a diversificare le proprie alternative, ricercando di riottenere il suo posto nel tavolo dei più potenti ed influenti.
Il contenuto dell’accordo
“L’Europa e l’India stanno scrivendo oggi una pagina di storia. Abbiamo concluso l’accordo più importante di sempre. Abbiamo creato una zona di libero scambio che coinvolge due miliardi di persone, con vantaggi per entrambe le parti. Questo è solo l’inizio. Rafforzeremo ulteriormente la nostra relazione strategica” ha detto la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen a Nuova Delhi. Effettivamente molti sono i settori toccati da questa intesa. I dazi sulle automobili europee scenderanno in modo graduale dal 110% attuale fino al 10%, mentre quelli sui componenti saranno aboliti entro 5-10 anni. I dazi medi del 36% sui prodotti europei agroalimentari verranno col tempo abbattuti. I vini passeranno dal 150% al 20%, mentre l’olio d’oliva dal 45% allo 0%, con i prodotti trasformati come pani e dolci che vedranno annullare completamente il loro dazio del 50%. Intesa anche sulla sostenibilità e sull’accesso a servizi privilegiati indiani, che vede avvicinarsi le due culture mai prima d’ora.
Per l’India, l’accordo garantisce l’accesso preferenziale a macchinari e tecnologie europee essenziali per la produzione di prodotti complessi, tra cui semiconduttori e componenti elettronici. Sarà facilitato l’ingresso di prodotti indiani nel mercato europeo come televisori ed elettrodomestici, oltre ad aumentare la cooperazione normativa nei servizi finanziari, promuovendo pagamenti elettronici transfrontalieri. Settori chiave indiani come tessile e gioielleria verranno sponsorizzati dall’unione, dato che questi sono stati fortemente colpiti dall’amministrazione Trump con dazi superiori al 50%.
Spunti interessanti per l’Europa
L’accordo è certamente storico, poiché prende una fetta di mercato molto grande quale l’India (più di 1mld di persone), oltre ad essere la quarta economia al mondo per PIL nominale. La Commissione Europea stima che da un attuale flusso di operazioni da 180 mld di euro all’anno, coinvolgendo oltre 800.000 posti di lavoro nell’UE, le riduzioni tariffarie consentiranno di raddoppiare questo flusso nel 2032, con un risparmio annuale di 4 mld.
Il supporto alle PMI europee è notevole, poiché queste sbloccano un mercato enorme che prima era poco accessibile, oltre ad incrementare le opportunità di queste dato che l’India è un’economia in forte crescita. Non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche dal punto di vista qualitativo, dato che la trasparenza e le normative si avvicineranno a quelle europee.
Spunti di dibattito
A sentire ogni funzionario dell’unione sembra che questo accordo sia perfetto, che rientri in una condizione di win-win situation che non compromette nessuna parte. Eppure, è necessario fermare la propaganda ed analizzare l’intesa sotto ogni prospettiva in modo tale da avere un quadro generale che solo il futuro potrà confermare o meno. La Commissione europea tira dritto sul tradizionale approccio mercantilistico in cui ricerca sempre nuovi mercati in cui esportare i propri prodotti. Mario Draghi, che l’economia europea la conosce molto bene, ha dichiarato che “i responsabili politici hanno rivelato una preferenza per una particolare costellazione economica: una basata sullo sfruttamento della domanda estera e sull’esportazione di capitali con bassi livelli salariali. Ma questa costellazione non appare più sostenibile». Non tutti i territori possono sfruttare i vantaggi della globalizzazione, ma proprio questi territori sembrano essere dimenticati da Bruxelles (“i luoghi che non contano”, come li ha magnificamente definiti l’economista spagnolo Andrés Rodríguez-Pose).
Conclusione
Per quanto riguarda gli aspetti economici che potranno essere valutati solo con l’effettivo scorrere del tempo, possiamo sicuramente affermare che questo accordo abbia un forte impatto geopolitico. Gli accordi UE-India erano iniziati nel 2007, per essere interrotti più volte fino ad essere ripresi nel 2022. Si è cercata una firma veloce, come se fosse necessaria. Questo è appurato anche dal contenuto dell’accordo stesso, che ha escluso volontariamente materie prime considerate strategiche (come lo zucchero), non perché non ci fossero margini di manovra, ma perché sono i settori più sensibili che senza una grande analisi avrebbero potuto portare conseguenze devastanti.
Sicuramente, l’UE ha deciso che la posizione di “utili idioti” non è propria del continente più vecchio del mondo e con questo accordo possono nascere prospettive strategiche anche con Stati che ora sembrano molto distanti (vedi Cina e Russia).
Lorenzo Carbognin
Riccardo Colombo
