Di Daniel Graziano e Francesco Cocco Negli ultimi mesi la situazione geopolitica si è intensificata portando molti Stati, soprattutto l’Unione Europea, a prenderedecisioni senza precedenti. Lo scacchiere geopolitico attuale Analizzando la situazione geopolitica attuale, il conflitto tra Russia e Ucraina, iniziato nel 2022, continua a mietere vittime e destabilizzare l’Europa intera. Nel primo trimestre del 2025, la Russia ha continuato i suoiattacchi e intensificato i bombardamenti su larga scala colpendo diverse città come Kyiv, la capitale ucraina, e Kryvyi Ruh,la città natale del Presidente Zelensky, dove sono morti 19 civili. Nel frattempo, sul piano diplomatico, lo scontro tra ilpresidente ucraino e il reinsediato Presidente degli Stati Uniti Trump durante un confronto nello Studio Ovale ha incrinatole relazioni tra Ucraina e USA, mettendo a rischio il sostegno militare e di intelligence all’esercito ucraino. Lo stessopresidente Trump, inoltre, nell’ultimo periodo ha avuto diversi colloqui con il Presidente Putin: i due hanno concordato di riprendere al più presto le relazioni bilaterali e riavviare il dialogo su “temi di interesse comune”, inclusa lapossibile risoluzione del conflitto in Ucraina. Come se non fosse già sufficiente, Trump ha avanzato diverse richieste diannessione della Groenlandia ritenendo che sarebbe “fondamentale per la sicurezza nazionale e internazionale”. InEstremo Oriente persistono le tensioni tra Cina e Taiwan. Da diversi anni si parla di una possibile invasione dell’isola ecome documentato diverse immagini divulgate nelle scorse settimane, la Repubblica cinese ha cominciato a sperimentare dei pontili innovativi che servirebbero all’attracco sull’isola e continua a condurre esercitazioni militari su larga scala intorno all’isola. A Medio Oriente le cose non migliorano. Il conflitto israelo-palestinesesi è reso di nuovo estremamente violento. A partire dalla scadenza del cessate il fuoco nel marzo 2025, Israele haintrapreso raid aerei contro Gaza causando centinaia di vittime civili. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu hadichiarato la costituzione del “Corridoio Morag”, una area di sicurezza nel sud di Gaza, con lo scopo dichiarato diesercitare pressione contro Hamas perché liberi gli ostaggi israeliani e smettendola di fare guerra. I piani di riarmo Di fronte a queste minacce per la sicurezza delle nazioni, già da diverso tempo alcuni stati hanno avviato politiche per ilriarmo. A partire dal 2016, nei paesi del Golfo, si è registrato un aumento della spesa militare significativo: in Qatar si è passati dal 2% a quasi il 5,5% del PIL, in Kuwait dal 3% al 6%; l’Arabia Saudita dal7% al 13% nel 2015, mantenendo fino ad oggi una spesa intorno all’8-9% (Dati: SIPRI). Da questa serie di eventi, anche l’Unione Europea ha cominciato a prendere una serie di provvedimenti volta allasicurezza del continente di fronte ad una ipotetica minaccia bellica di scala globale. Il 4 marzo 2025, la presidente dellaCommissione europea Ursula von der Leyen ha presentato “ReArm Europe”, un ambizioso progetto di riarmo destinato apotenziare le capacità difensive dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri. L’iniziativa nasce in risposta alle crescentiminacce geopolitiche, con l’obiettivo di rendere l’Europa più autonoma e resiliente in materia di sicurezza. “Siamo entrati nell’era del riarmo”, ha dichiarato von der Leyen, sottolineando la necessità di investimentiimmediati per sostenere l’Ucraina e garantire la stabilità continentale a lungo termine. Pochi giorni dopo, il 19 marzo, laCommissione ha pubblicato il Libro Bianco “European Defence Readiness 2030”, un documento strategico che delinea lepriorità per modernizzare la difesa europea, migliorando coordinamento, interoperabilità e competitività industrialesenza creare un esercito unico, ma rafforzando la cooperazione tra i paesi membri. Il Libro Bianco identifica tre carenze fondamentali da affrontare. La prima riguarda la frammentazione delle capacità militari nazionali. Attualmente, nessun paese europeo è in grado diaffrontare da solo le sfide di sicurezza moderne, e le strategie difensive sovrapposte riducono l’efficienza complessiva.Per risolvere questo problema, la Commissione propone una visione condivisa sugli investimenti prioritari, impegni dispesa a lungo termine per rassicurare l’industria della difesa, e l’uso di fondi europei per incentivare progetti comuni. La seconda criticità è lamobilità militare: spostare truppe e armamenti in Europa è ancora difficile a causa di barriere infrastrutturali enormative. Per ovviare a questo, sono stati individuati quattro corridoi strategici (ferrovie, strade, porti e aeroporti) dapotenziare con investimenti mirati, inclusi 500 progetti urgenti come l’ampliamento di tunnel ferroviari e il rafforzamento diponti. La terza carenza riguarda la dipendenza da materiali critici, essenziali per la produzione di armamenti. LaCommissione intende diversificare le forniture, creare scorte strategiche e promuovere acquisti collettivi per ridurre i rischidi approvvigionamento. Tuttavia, la sfida più grande è il finanziamento del piano, stimato in 800 miliardi di euro in quattro anni. La Commissione haavanzato diverse proposte, tra cui l’esclusione delle spese militari dai vincoli del Patto di Stabilità, l’emissione di debitocomune europeo (sul modello del programma SURE utilizzato durante la pandemia) e la riallocazione di fondi di coesione.Tuttavia, solo una piccola parte del finanziamento (circa un sesto) proverrebbe da strumenti comunitari, mentre il restoricadrebbe sul debito nazionale degli Stati membri. Questa scelta solleva preoccupazioni, soprattutto per paesi come Italia e Francia, già gravati da alto debito pubblico. Se i mercati reagissero con un aumento dei tassi di interesse,questi Stati potrebbero trovarsi in difficoltà nel sostenere ulteriori spese senza tagliare altri settori o aumentare le tasse.Inoltre, il debito nazionale non garantisce una maggiore cooperazione industriale, rischiando di perpetuare la frammentazione dei sistemi d’arma europei. Una soluzionealternativa potrebbe essere un maggiore ricorso al debito comune, condizionato a progetti condivisi, come avvenuto con il Next Generation EU, per spingere le industrie della difesa verso standard uniformi e ridurrela dipendenza dagli Stati Uniti in settori chiave come droni, sistemi antimissile e caccia di sesta generazione. L’annuncio del piano ha già avuto un impatto sui mercati finanziari. In Germania, la proposta di un fondo da 500 miliardiper la difesa ha fatto salire i rendimenti dei Bund decennali al 2,78%, il rialzo più marcato dagli anni ’90. In Italia, i BTPhanno raggiunto il 3,9%, con uno spread di 112 punti base rispetto ai titoli tedeschi. Nel frattempo, le azioni delle aziendedel settore difesa hanno registrato performance eccezionali: l’italiana Leonardo è salita del 15% in un solo giorno, mentrela tedesca Rheinmetall ha guadagnato il 61% da inizio anno. Questi movimenti riflettono l’ottimismo degli investitori, ma anche itimori per la sostenibilità del debito pubblico, specialmente in economie fragili. Esercito comune europeo In questo contesto di crescente incertezza geopolitica, con la macchina industriale europea pronta a mobilitarsi peraccelerare il processo di riarmo, ha ripreso piede l’idea di un esercito comune europeo, come risposta alle sfide globali ealle necessità di difesa collettiva. Ricompare dunque, al centro del dibattito politico, un argomento spinoso, dalleimportanti implicazioni politiche e strategiche. Stimolata da un incandescente scenario globale, l’Europa trova nuovamente occasione di riplasmare la propriaimmagine e fare un passo in più verso l’integrazione e la coesione. Sarà questa la soluzione per rivitalizzare il VecchioContinente?