Piano Mattei al vertice Italia-Africa: scatola vuota o cambio di rotta?

Di Luca D’Addario e Roberto Magreth

È il 28 gennaio 2024 quando la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni decide di inaugurare l’anno di presidenza italiana del G7 con un evento di caratura internazionale: il vertice Italia-Africa a Roma. L’incontro risulta ulteriormente importante per la sua rilevanza strategica in termini di politica estera riguardo le ambizioni dell’esecutivo. La questione dell’immigrazione elettorale è da sempre stata un pilastro del programma elettorale del centrodestra e il Governo non ha perso l’occasione migliore per dimostrare all’elettorato il proprio impegno relativo al tema. Tuttavia, per la presidenza Meloni questo evento intende rappresentare non solo la propria grande capacità di raccogliere intorno ad un tavolo i principali leader africani, ma anche l’intenzione di promuovere l’Italia come un “hub energetico” nel Mediterraneo per l’intera Europa. Tra i molti ospiti giunti a Roma in occasione del vertice, oltre ai ventuno su quarantasei rappresentanti africani, bisogna sottolineare la significativa presenza degli esponenti di istituzioni sia europee, del calibro di Ursula von der Leyen, Roberta Metsola e Charles Michel, che africane, con il Presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki che non si è risparmiato in quanto a critiche verso UE e Palazzo Chigi. Insomma, nella splendida cornice della città eterna, l’esecutivo ha intavolato una strategia perfetta sia in termini di politica interna che di politica estera.

“Il nostro futuro dipende dal futuro del continente africano”. Con queste parole Giorgia Meloni inaugura la seduta in Senato a Palazzo Madama, pronta a svelare il tanto atteso Piano Mattei, vale a dire un progetto da 5,5 miliardi volto a promuovere, con l’appoggio dell’UE una partnership paritaria con i Paesi Africani da integrare con lo European Global Gateway, per giungere a benefici comuni attraverso “un piano di buone intenzioni, ma di obiettivi concreti e realizzabili, per cui servirà un cronoprogramma preciso che seguirò personalmente”, come dichiarato dal capo del Governo italiano. 

Ma in sostanza in cosa consiste il Piano Mattei? Bene, il piano nasce circa un anno fa, con il decreto-legge 161 del 15 novembre 2023, in cui si è dato vita a un piano “volto a promuovere lo sviluppo in Stati africani”.  

Dal punto di vista strutturale, Giorgia Meloni ha indicato dove le principali risorse di finanziamento saranno destinate, sottolineando che le direttrici strategiche del complesso e articolato progetto individueranno i pilastri principali dell’azione nei settori di Istruzione, Agricoltura, Salute, Energia, Acqua. Come riportato nell’art. 1 del Decreto-legge, il Piano Mattei intende promuovere lo sviluppo focalizzandosi sulla promozione delle esportazioni e degli investimenti, sul potenziamento delle infrastrutture digitali e, infine, sulla valorizzazione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’economia circolare. Inoltre, la cabina di regia, ai sensi degli art.2-3 del decreto, sarà responsabile del coordinamento delle attività e della collaborazione tra Italia e Africa, dell’approvazione della documentazione ufficiale e pratica, del monitoraggio dell’attuazione del piano e di approvare una relazione da esporre in Parlamento ogni anno. Al fine di promuovere in maniera più efficiente il coordinamento tra gli attori del Piano nei suoi quattro anni di durata, la cabina di regia verrà composta da rappresentanti del governo, degli enti territoriali, da esperti e stakeholder della società sia in ambito privato, che accademico ed infine da componenti delle principali controllate pubbliche interessate come Eni.

Come ci si poteva immaginare, malgrado l’entusiasmo suscitato dalla proposta al vertice Italia-Africa, non sono mancate le numerose critiche. 

Innanzitutto, l’impressione è che si tratti di una “scatola vuota”, come ha affermato Francesco Boccia, presidente dei senatori PD. Al momento, mancano schede, progetti e risultati attesi. La Cabina di regia, annunciata a novembre, sembra un altro accentramento di potere tramite la creazione di nuove strutture e nomine, sostiene ancora il primo partito di opposizione. Effettivamente, ad oggi, non esiste ancora un documento ufficiale con le linee guida del Piano Mattei. Carlo Calenda, segretario di Azione, ritiene sia un appassionante mezzo di comunicazione in prossimità delle Europee. 

Un altro aspetto da considerare è il coinvolgimento dei partner. Infatti, sebbene il principio di un rapporto paritario e non predatorio sia stato più volte ribadito, stupisce la mancanza di un processo di consultazione e coinvolgimento dei partner africani, come pubblicamente sottolineato dal Presidente dell’Unione africana Moussa Faki. Inoltre, neanche gli attori del “sistema italiano della cooperazione” sono stati coinvolti, a partire dalla ONG e dalla società civile impegnata da decenni con centinaia di progetti nel continente. Sotto queste mancanze sembrerebbe si voglia proporre l’ennesimo “Piano per l’Africa”, invece di una vera iniziativa “con l’Africa”. Probabilmente questi sono tutti aspetti ancora da definire e si attende dunque con fiducia il coinvolgimento degli attori potenzialmente interessati. 

Invece, un tema che ha suscitato molta attenzione riguarda le risorse ad esso dedicate. Infatti, guardando la composizione di queste, scopriamo che 3 miliardi provengono dal Fondo Clima e 2,5 miliardi dalla cooperazione, cioè dai fondi già dedicati all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo Italiano. Non si tratta di risorse aggiuntive, ma di una semplice ripartizione delle stesse, che non vengono più impiegate allo scopo cui erano destinate: combattere la crisi climatica e l’aumento di fame e povertà. Le critiche non mancano anche riguardo alla scarsità delle risorse. Stefano Gatti, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri, afferma: “bisogna rendersi conto che le necessità di un grande continente come quello africano, il più giovane e ricco di risorse al mondo, con grandi prospettive di crescita ma anche grandi problematicità, non può essere risolto solo dall’Italia”. Anche la stampa africana ha ridicolizzato il Piano Mattei. Il Daily Nation del Kenya lo ha presentato attraverso il titolo “Italy’s small money to Africa, string attached”, ovvero “pochi soldi dell’Italia all’Africa, con grandi vincoli”. Dopotutto, i 5,5 miliardi del piano sono decisamente limitati se confrontati con i grandi interventi finanziari di paesi come Cina, Turchia, India, ma anche Giappone. Basti pensare che il solo paese del Sol Levante, del cui interesse per l’Africa si parla ben poco, si è impegnato a investire per il suo sviluppo circa 30 miliardi di dollari USA, tra soldi pubblici e privati. Dunque, avrebbe più senso mettere a confronto il supporto dell’UE, piuttosto che della sola Italia. A proposito, entra in gioco il Global Gateway dell’UE, di cui la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, ha affermato che “il Piano Mattei si integra perfettamente”. Quest’ultimo è stato annunciato nel dicembre 2021 dall’UE e si propone di promuovere partenariati sostenibili in tutto il mondo, mobilizzando fino a 300 miliardi di euro di investimenti tra 2021 e 2027. In particolare, 150 miliardi sono destinati a progetti che mirano a sostenere una ripresa e una trasformazione forte, inclusiva, verde e digitale in Africa.  

In conclusione, il Piano Mattei ha suscitato molta attenzione mediatica e entusiasmo, ma anche diverse critiche e ambiguità. Una cosa è però certa: rappresenta una grande opportunità per l’Italia che può giocare un ruolo chiave sia a livello europeo che verso l’Africa, mirando non solo a divenire un hub energetico di collegamento tra i due continenti.


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