I tumulti nel mercato farmaceutico americano

La questione dell’assistenza sanitaria sembra essere un cruccio perpetuo per gli USA, nel quale questo
argomento ha riconquistato l’attenzione mediatica. Un quarto degli americani dichiara difficoltà ad
acquistare medicinali per via dei costi elevati, e non è un segreto che molti non si sottopongano a
controlli regolari poiché troppo costosi[1]. Per tali ragioni la questione della sanità è spesso stata al
centro di varie campagne elettorali, e Obama stesso, uno dei più amati presidenti di sempre, ha
conquistato i cuori dei suoi concittadini tramite il suo “Affordable Care Act (ACA)”. Con le elezioni
di metà mandato che approcciano sembra che l’uomo più discusso della terra si sia messo in testa di
usare la medesima pozione di Obama per riconquistare la perduta popolarità: cure più accessibili per
tutti.
L’esecutivo americano è stato molto attivo per raggiungere questo traguardo implementando
moltissime politiche che stanno radicalmente cambiando il settore farmaceutico, impattando sia le
aziende estere che quelle locali. La politica più significativa è sicuramente il nuovo framework per la
contrattazione dei prezzi dei medicinali da parte del “Centers for Medicare & Medicaid Services”
(CMS).
Per i lettori meno familiari con il sistema sanitario americano (vi auguro di rimanerne estranei il più
possibile) è importante spiegare che, nonostante le credenze popolari europee, gli USA hanno una
forma (termine generoso) di sistema sanitario federale. Difatti il CMS amministra il sistema
assicurativo federale “Medicare” (oltre che quello stato-federazione congiunto “Medicaid” per i
redditi bassi) che garantisce un’assicurazione sanitaria a tutti gli ultra-65 che hanno pagato le
“Medicare taxes” (un po’ come i contributi INPS). Questo sistema è suddiviso in fasce da A fino a D.
La prima fascia è normalmente gratuita e garantisce la copertura delle degenze in ospedale (o con una
bassa franchigia), per accedere alle fasce superiori è necessario pagare un premio. Com’è facile
immaginare, il CSM ha una leva incredibile sulle aziende farmaceutiche poiché sono loro gli
acquirenti principali, e tramite l’ordine esecutivo 14273 (04/15/2025) chiamato “Lowering Drug
Prices by Once Again Putting Americans First” Trump ha sancito un cambio in come le trattative fra
le due parti vengono svolte[2].

L’appena citato ordine esecutivo insieme ai successivi “CMS Final Guidance & Expanded IRA
Negotiation Execution (09/30/2025 onward)”, “EO 14297”, e altri ancora (la lista è
sorprendentemente lunga) impone regole stringenti su come le contrattazioni per i prezzi dei farmaci
devono essere fatte, diminuendo la discrezionalità degli agenti federali[3][4]. In particolare, il
presidente ha lavorato a migliorare la sezione 804 del “Federal Food, Drug and Cosmetic Act” che
semplifica l’importo di medicinali da paesi esteri nei quali il medesimo farmaco ha prezzi più bassi.
Fino ad oggi, infatti, le aziende farmaceutiche imponevano prezzi fino a 4.22 volte più alti agli
americani rispetto ad altri paesi[5]. Il fatto che ora questi medicinali possano essere facilmente
importati viene quindi usato come leva per far abbassare i prezzi, ottenendo ottimi risultati.
Proprio per diminuire l’ampio divario tra USA e gli altri stati sviluppati, a maggio l’amministrazione
Trump ha emanato un ordine esecutivo “Delivering Most-Favored-Nation Prescription Drug Pricing
to American Patients” che mira ad ancorare i prezzi dei farmaci USA ai livelli più bassi pagati come
negli altri paesi. Lo scopo di questa mossa è duplice: da un lato ridurre i costi per pazienti, pagatori e
assicurazioni; dall’altro lato l’amministrazione spera di far “contribuire” maggiormente altri mercati
al finanziamento dell’innovazione farmaceutica(4).
Negli ultimi mesi le aziende Big Pharma hanno risposto in modo cauto alle pressioni sui prezzi:
diverse società hanno accettato accordi volontari con l’amministrazione Trump per allineare alcune
tariffe USA a livelli esteri in modo da ottenere in cambio maggiore certezza regolatoria e sospensione
di possibili tariffe. Finora l’impatto finanziario complessivo sui bilanci è stato minimo finora, ma i
dettagli degli accordi restano ancora riservati e impediscono che si venga a sapere delle mosse future.

Altri gruppi come Pfizer, Amgen, Merck, Novartis e Sanofi e altri gruppi, seppur partecipando agli
incontri, hanno espresso preoccupazioni sulla possibile erosione dell’innovazione e sulla legalità di
modelli vincolanti come il Most-Favored-Nation (MFN). In generale l’industria si dichiara disposta
a cooperare su soluzioni costruttive ma contraria a interventi obbligatori o a controlli di prezzo
legislativi più rigidi. (6)
A risentirne maggiormente sono state aziende che negli anni passati hanno dominato il mercato
americano per affrontare uno dei problemi maggiori come obesità e diabete.
Tra tutte c’è Novo Nordisk, la società danese che commercializza il farmaco Ozempic. Negli scorsi
anni, Novo Nordisk aveva registrato una forte crescita nel mercato azionario proprio grazie al
commercio di farmaci per combattere il diabete stimolando la secrezione di insulina quando i valori
glicemici sono alti, ma anche l’obesità grazie alla riduzione dell’appetito. Proprio questo effetto aveva
reso popolare questo farmaco tra le celebrità e gli influencer dando vita ad una vera e propria “moda
del dimagrimento”, seppur con non poche critiche dal mondo medico.
Nonostante gli ottimi risultati ottenuti fino al 2024, dal 2025 ad oggi la società ha subito un brusco
calo (-68% da giugno 2024 ad oggi) non solo dovuto alle politiche di Trump, ma anche per la
concorrenza con la società americana Eli Lilly.

Eli Lilly è una multinazionale statunitense che si occupa di ricerca, sviluppo e commercializzazione
di farmaci innovativi per combattere l’obesità e il diabete, ma include anche trattamenti in oncologia,
immunologia e neuroscienze (ambiti tra i più redditizi del settore farmaceutico vista la forte e continua
domanda globale). Proprio l’azienda statunitense è divenuta celebre lo scorso novembre per aver
raggiunto il trilione di market cap, prima società farmaceutica a raggiungere questo traguardo (7).

Lo scontro tra Eli Lilly e Novo Nordisk si è focalizzato sulle performance dei farmaci. Recentemente
è stato pubblicato un report relativo ai farmaci di punta delle due aziende nella lotta contro il diabete.
Lo scorso lunedì 23 febbraio gli investitori hanno cominciato a vendere in massa le azioni di Novo
Nordisk (che ha perso il 16% quel giorno), dopo che si è saputo che la perdita di peso media raggiunta
dal nuovo farmaco in sviluppo non è all’altezza con i trattamenti simili sviluppati da Eli Lilly (8) (9).
In prospettiva, tra pressioni politiche sui prezzi, maggiore potere negoziale pubblico e competizione
su farmaci dalla forte domanda globale, il mercato farmaceutico si avvia verso una fase tra margini
più selettivi e ristretti e regolazione più intensa, in cui la capacità di innovare realmente e dimostrare
valore clinico sarà fondamentale e decisiva per sostenere crescita e redditività delle aziende.

Francesco Cocco

Alessandro Merlino


Lascia un commento